D.M. 23 febbraio 2024, n. 22, entrato in vigore il 24 febbraio scorso, con il quale il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha provveduto all’approvazione delle Regole operative elaborate dal SGE per l’ammissione delle CER alle tariffe incentivanti (in attuazione dell’art. 11 del Decreto CACER e dell’art. 11 dell’Allegato A alla delibera ARERA 727/2022/R/eel – TIAD), ha espressamente risolto una questione sorta all’indomani dell’entrata in vigore, il 24 gennaio scorso, del Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 7 dicembre 2023, n. 414 (il citato Decreto CACER), recante la disciplina delle modalità di incentivazione per sostenere l’energia elettrica prodotta da impianti a fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di autoconsumo, definendo altresì i criteri e le modalità per la concessione dei contributi previsti dalla Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2 (Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo) del PNRR.

Invero, il decreto entrato in vigore il 24 gennaio 2024 conteneva una misura mai discussa prima, assente in tutte le bozze e presentazioni del lungo iter preparatorio. La disposizione era quella dell’art. 3 sui soggetti beneficiari, secondo cui, per ottenere gli incentivi, le CER devono risultare “già regolarmente costituite alla data di entrata in esercizio degli impianti che accedono al beneficio”.

Sarebbero stati quindi esclusi tutti gli impianti realizzati e allacciati prima della costituzione della CER.

Tuttavia, il d.l.vo n. 199 del 2021 disponeva che possono far parte di una comunità gli impianti già realizzati, purché allacciati dopo il 16 dicembre 2021, giorno di entrata in vigore del decreto.

In questi mesi, per guadagnare tempo, visti i ritardi accumulati nell’autorizzazione degli impianti, e viste le incertezze normative, molti operatori avevano cominciato a realizzare gli impianti destinati a produrre nell’ambito delle CER, in vista della loro costituzione.

Tutti questi impianti, in quanto allacciati prima della costituzione della CER, non avrebbero potuto rientrare fra quelli destinati ad accedere agli incentivi.

Il problema è nato anche a seguito della complessità dell’iter del decreto ministeriale, completato soltanto alla fine del 2022 e inviato alla Direzione Concorrenza della Commissione Europea soltanto ad inizio 2023.

Sulla questione, era stata formulata dal M.A.S.E. una risposta ad un’interrogazione, dalla quale emergeva che sarebbe stato consentito l’accesso agli incentivi anche per gli impianti già in esercizio, a condizione che si potesse dimostrare che erano stati progettati, fin dall’inizio, come impianti di comunità, al fine di accedere agli incentivi. Difficilmente comprensibile, però, era “come” si potesse dimostrare tale intenzione.

Ebbene, il D.M. 23 febbraio 2024, n. 22, nella Sezione Seconda, dedicata ai “Requisiti delle configurazioni che accedono alla tariffa incentivante e al contributo per la valorizzazione dell’energia elettrica autoconsumata”, ha anche chiarito a quali condizioni possono essere ammessi gli impianti entrati in esercizio prima della regolare costituzione della CER. Segnatamente, al punto 1.2.1.2 della Sezione Seconda del D.M., si precisa che, ai fini dell’accesso agli incentivi previsti dal Decreto CACER, gli impianti inseriti nelle configurazioni di CER, Gruppo di autoconsumatori o autoconsumatore a distanza devono rispettare i requisiti che seguono:

– essere stati realizzati tramite intervento di nuova costruzione o di potenziamento di impianti esistenti;

– avere potenza massima di 1 MW; nonché, infine, per quanto qui più interessa,

– essere entrati in esercizio a partire dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 199/2021 (ovvero entrati in esercizio dal 16 dicembre 2021).