Il 28 novembre scorso l’Agenzia delle Entrate ha risposto all’interpello inviato dal presidente della Comunità Energetica Rinnovabile di Villanovaforru, fornendo delucidazioni sulla natura fiscale dei ricavi derivanti dagli incentivi e dalla vendita dell’energia, a beneficio in particolare di tutte le configurazioni costituite in forma di enti del terzo settore (ETS). 

Richiamando l’articolo 42-bis del decreto-legge n. 162 del 2019 (che consente ai consumatori di energia elettrica l’attivazione dell’autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili o la realizzazione di comunità energetiche rinnovabili), l’Istante aveva chiesto innanzitutto «chiarimenti in ordine alla corretta interpretazione e qualificazione del regime fiscale dei proventi derivanti dalla vendita dell’energia e della detrazione prevista dall’articolo 16-bis del TUIR applicabili alle comunità energetiche ex articolo 42-bis strutturatesi sotto forma di Enti non commerciali che svolgono esclusivamente attività istituzionale»; in particolare, ha chiesto se i principi della risposta n. 37 del 2022, con la quale è stato chiarito che, ai fini delle imposte dirette, nel caso di un gruppo di autoconsumo collettivo di persone fisiche non svolgente attività d’impresa, arte o professione è imponibile solo il corrispettivo corrisposto dal GSE per la quota di energia ceduta eccedente l’autoconsumo istantaneo, possano applicarsi anche nell’ipotesi in cui l’energia sia immessa in rete da parte di una Comunità energetica.

Nella soluzione interpretativa offerta dall’Agenzia delle Entrate si afferma che gli incentivi incassati da una CER costituita in forma di Ente del Terzo Settore (ETS) possono essere redistribuiti ai suoi membri senza che l’atto costituisca una violazione della normativa di riferimento. Questo il primo e fondamentale chiarimento giunto dall’Agenzia delle Entrate.

Il dubbio scaturiva dall’art. 8 c. 2 Codice del Terzo Settore (divieto di distribuzione di utili) che vieta la distribuzione di utili tra i membri di un ente non commerciale.

L’AdE ha spiegato che la restituzione delle somme percepite ai membri non rappresenta un aggiramento di tale divieto, in virtù del fatto che la CER le incassa su mandato dei membri della CER.

Gli incentivi riscossi dalle CER costituite in forma di enti non commerciali, quindi, non costituiscono utili e non sono tassati in capo alla CER. Solo una volta percepiti dai singoli membri della comunità energetica, al momento della restituzione, assumeranno rilevanza reddituale in base allo status giuridico del soggetto che le riceve (nel caso sia una persona fisica non esercente attività d’impresa arti e professioni, ad esempio, gli incentivi non avranno rilevanza reddituale, in analogia con quanto stabilito con la circolare risoluzione 12 marzo 2021, n. 18/E).

Il chiarimento è fondamentale perché fuga ogni dubbio sul fatto che una CER possa redistribuire legittimamente i ricavi derivanti dagli incentivi tra i suoi membri. Questa incertezza, ora risolta, faceva temere che le CER costituite in forma di associazione non potessero spartire gli incassi derivanti dagli incentivi tra i membri. Tale eventualità avrebbe limitato i potenziali impatti di queste CER, soprattutto nel contrasto diretto alla povertà energetica.

Emerge poi dalla risposta dell’Agenzia delle Entrate che, se la CER dovesse decidere di impiegare l’intero ammontare degli incentivi per il finanziamento di progetti sociali, questi non sarebbero soggetti a tassazione.

Un’altra importante precisazione arrivata dall’Agenzia delle Entrate è relativa agli introiti ottenuti dall’energia immessa in rete e venduta.

L’Agenzia delle Entrate ha risposto all’interpello spiegando che i ricavi generati dalla vendita dell’energia “eccedente l’autoconsumo istantaneo” sono “fiscalmente rilevanti” e quindi tassati. Nel caso in cui si tratti di un Autoconsumo Collettivo (AUC) di condominio composto da persone fisiche o di una comunità energetica rinnovabile costituita in forma di ente non commerciale alimentata da un impianto fino a 200 kW di potenza, questi ricavi sono categorizzabili come redditi diversi e quindi verranno tassati con il regime fiscale riservato ai “redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente”.