Con l’assistenza dell’avv. Massimo Ragazzo, dello Studio Gerosa Sollima e Associati, A.N.E.V. (Associazione Nazionale Energia del Vento) ed alcune imprese associate hanno ottenuto due importanti decisioni da parte della Suprema Corte di Cassazione.

Invero, con ordinanze n. 2166 e n. 2233 del 22.1.2024, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi proposti dal Comune di Candela e dalla Provincia di Foggia avverso la sentenza n. 9759/2022 del Consiglio di Stato, depositata il 7.11.2022 e, rispettivamente, avverso la sentenza n. 9697/2022 del Consiglio di Stato, depositata il 4.11.2022, con le quali il Supremo consesso giurisdizionale amministrativo aveva confermato, con altre motivazioni, l’annullamento dei regolamenti C.U.P. locali già disposto dal Giudice di prime cure (il T.A.R. Puglia, Bari), ovvero rilevando la sopravvenuta disposizione di legge di carattere interpretativo e la conseguente risoluzione ministeriale, ritenendole applicabili anche alle attività di produzione di energia elettrica, nella ridotta misura forfettaria di € 800 per concessione.

La Cassazione osserva che non ogni pretesa deviazione dal corretto esercizio della giurisdizione, sotto il profilo interpretativo ed applicativo del diritto sostanziale o di quello processuale, si risolve in un difetto di giurisdizione sindacabile ad opera della Corte di cassazione. Ha precisato la Suprema Corte che «Non ogni errore di giudizio o di attività̀ processuale imputabile al giudice è qualificabile come eccesso di potere giurisdizionale assoggettabile al sindacato della Corte di Cassazione, quale risulta delineato dall’art. 111, ottavo comma, Cost. e dagli artt. 362 cod. proc. civ. e 207 del codice di giustizia contabile, approvato con il d.lgs. 26 agosto 2016, n. 174. Ne risulterebbe altrimenti del tutto obliterata la distinzione tra limiti interni ed esterni della giurisdizione e il sindacato di questa Corte sulle sentenze del giudice speciale verrebbe di fatto ad avere una latitudine non dissimile da quella che ha sui provvedimenti del giudice ordinario: ciò che la norma costituzionale e le disposizioni processuali dianzi richiamate non sembrano invece consentire (così, Cass., Sez. Un. n. 19085 del 2020). Va, inoltre, ribadito che anche la violazione, da parte del giudice speciale, di norme del diritto dell’Unione europea o della CEDU che si risolva in un error in iudicando (sia pure de iure procedendi) non è sindacabile ad opera delle Sezioni Unite della Corte di cassazione in sede di controllo di giurisdizione, in quanto il controllo in questione è circoscritto all’osservanza dei meri limiti esterni della giurisdizione, senza estendersi ad asserite violazioni di legge sostanziale o processuale – l’accertamento delle quali rientra nell’ambito dei limiti interni della giurisdizione – concernenti il modo d’esercizio della giurisdizione speciale (cfr. Cass., Sez. Un., 6 marzo 2020, n. 6460; Cass. Sez. Un., 14 dicembre 2021, n.39784)».

Più in particolare, «le Sezioni Unite hanno avuto modo di ribadire il principio per cui <<Nel processo amministrativo, ove il difetto di giurisdizione non sia stato eccepito in primo grado né sia stato oggetto di specifico motivo di appello, deve ritenersi maturato, sul punto, il giudicato implicito, stante la preclusione di cui all’art. 9 c. p.a., che regola la deduzione delle questioni di giurisdizione nell’ambito delle specifiche norme processuali che strutturano il rito del relativo plesso giurisdizionale>> (v. Cass. Sez. U. n. 26497 del 20/11/2020)».

Quanto alla questione del sopravvenuto intervento di interpretazione autentica della disciplina di settore, alla luce del quale il Consiglio di Stato ha condotto lo scrutinio di legittimità sui regolamenti C.U.P. impugnati (l’art 5, comma 14-quinquies, lett. b) del decreto-legge 21/10/2021, come inserito dalla legge di conversione del 17/12/2021, n. 215 e la successiva Risoluzione n. 3/DF del 22/03/2022 del Ministero dell’Economia e delle Finanze), «va rilevato che, a norma dell’art. 5 c.p.c., la giurisdizione e la competenza si determinano con riferimento alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda e non hanno rilevanza rispetto ad esse i successivi mutamenti della legge o dello stato medesimo; nel caso in esame, lo ius superveniens che avrebbe fissato il canone normativo non determina, pertanto, lo spostamento della giurisdizione, che resta, quindi, individuata in base alla legge vigente al tempo della domanda introduttiva».