Il regolamento condominiale di origine contrattuale può imporre divieti e limiti di destinazione alle facoltà di godimento sulle unità immobiliari di proprietà esclusiva dei condomini, sia attraverso un elenco di attività vietate, sia facendo riferimento ai pregiudizi che si desidera evitare. Tuttavia, qualsiasi limitazione delle facoltà normalmente connesse alla proprietà esclusiva deve essere espressa in modo chiaro e inequivocabile, senza lasciare spazio a dubbi. Pertanto, nell’interpretare le regole imposte dal regolamento condominiale di natura contrattuale, che impone tali limiti e divieti, è necessario evitare interpretazioni estensive, sia per quanto riguarda l’ambito delle limitazioni imposte alla proprietà individuale, sia per quanto riguarda i beni soggetti a tali limitazioni. A ribadirlo è la recente ordinanza n. 14377 della Corte di Cassazione del 23 maggio 2024.

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte ha avuto modo di rilevare che il regolamento condominiale contrattuale, nell’imporre limiti e divieti alla proprietà esclusive dei condomini, deve utilizzare espressioni incontrovertibili, tali da non dar luogo ad incertezze.

Ne discende che il regolamento condominiale di natura contrattuale non è suscettibile di interpretazioni di carattere estensivo.